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I Collaborazionisti

Dal Panino al Negoziato: Come un Sandwich al Prosciutto Ha Ridefinito la Politica Estera Americana

L'ascesa di Steve Witkoff e il declino dell'expertise militare nella gestione del conflitto ucraino

I volti del conflitto
A sinistra, Volodymyr Zelenskyy, il leader che ha trasformato la resistenza ucraina in un evento di portata storica, paragonato dal Generale Keith Kellogg ad Abraham Lincoln per la sua capacità di guidare una guerra di sopravvivenza nazionale . Al centro, Vladimir Putin, la cui strategia ha prodotto l'esatto opposto degli obiettivi prefissati: un'espansione della NATO e un'Ucraina sempre più legata all'Europa. A destra, Donald Trump, fautore di una diplomazia transazionale che preferisce i "dealmaker" privati e le relazioni personali ai protocolli istituzionali, nel tentativo di imporre una soluzione rapida al conflitto.

Estratto

In un'epoca in cui la diplomazia globale si ridefinisce attraverso transazioni immobiliari e legami personali forgiati davanti a un banco gastronomia, la guerra in Ucraina diventa il laboratorio di una trasformazione radicale: dall'analisi strategica militare alla logica del 'deal', dalle istituzioni multilaterali ai negoziatori privati. Mentre un Generale veterano paragona Zelenskyy a Lincoln e viene definito 'idiota', un magnate immobiliare siede con Putin per tre ore a discutere di cessate il fuoco e sviluppo minerario. La domanda non è più chi vincerà la guerra, ma chi ha ragione nel leggere i fatti: l'esperto di sicurezza nazionale o il dealmaker che piace al Cremlino.

Il Sandwich che Cambiò il Mondo

C'è qualcosa di profondamente americano, e al tempo stesso inquietante, nell'idea che il futuro della sicurezza europea possa dipendere da un panino al prosciutto e formaggio svizzero. La storia è ormai leggendaria: negli anni Ottanta, in una gastronomia di New York, Steve Witkoff – allora giovane sviluppatore immobiliare – offrì un sandwich a Donald Trump, momentaneamente senza contanti. Un gesto banale, uno di quei piccoli atti di cortesia che si dimenticano dopo un caffè. Ma Trump, evidentemente, non dimenticò.

Quattro decenni dopo, quel 'sandwich incident' è diventato il simbolo di un'amicizia che oggi plasma la diplomazia globale. Witkoff, privo di qualsiasi esperienza diplomatica ma ricco di lealtà incondizionata, è oggi l'inviato speciale de facto dell'amministrazione Trump per la Russia. Non un diplomatico di carriera, non un esperto di sicurezza nazionale, ma un uomo che parla il linguaggio degli affari e che, soprattutto, 'piace a Putin'.

Nel febbraio 2025, Witkoff ha ottenuto il rilascio di Marc Fogel, un insegnante americano detenuto in Russia, consolidando la sua posizione come il principale 'troubleshooter' presidenziale. Poche settimane dopo, ha trascorso oltre tre ore in colloqui diretti con Vladimir Putin, discutendo non solo di cessate il fuoco ma anche di futuri investimenti in minerali critici e progetti di sviluppo che evocano i suoi piani immobiliari a Manhattan.

Questa non è diplomazia convenzionale. È la politica estera come estensione del business, dove i contratti sostituiscono i trattati e le strette di mano tra sviluppatori immobiliari contano più delle analisi strategiche dei generali a tre stelle. Ed è esattamente in questo vuoto di expertise istituzionale che emerge il contrasto drammatico al centro di questa storia: il conflitto tra chi legge il conflitto ucraino attraverso i fatti sul campo e chi lo interpreta come un 'deal' da chiudere.

L'Eretico: Quando un Generale Paragona Zelenskyy a Lincoln

Nel marzo 2025, durante il Brussels Forum del German Marshall Fund, il Generale Keith Kellogg – 36 anni di servizio militare, già consigliere per la sicurezza nazionale – pronunciò una frase che avrebbe sigillato il suo destino politico. "Volodymyr Zelenskyy è come Abraham Lincoln. Sta combattendo una guerra di sopravvivenza nazionale sul suolo del suo paese. È un figlio di puttana tosto. È testardo. Ha la sua opinione."

Non era un'iperbole. Era un'analisi storica basata su parametri oggettivi. Lincoln aveva dovuto preservare l'Unione durante una guerra civile esistenziale; Zelenskyy stava difendendo l'esistenza stessa dell'Ucraina contro un'invasione che, nei primi giorni del febbraio 2022, gran parte dell'intelligence internazionale aveva previsto si sarebbe conclusa con la caduta di Kiev entro 72 ore. La 'testardaggine' di Zelenskyy – quella fermezza che Kellogg identificava come una virtù marziale – era ciò che aveva impedito il collasso dello Stato ucraino.

La reazione di Donald Trump fu immediata e sprezzante: definì Kellogg un 'idiota'. Questo epiteto non era casuale. Rivelava una profonda divergenza nella percezione della leadership internazionale e del valore strategico delle alleanze. Per Kellogg, Zelenskyy rappresentava un leader che aveva trasformato una catastrofe annunciata in una resistenza epica, costruendo una coalizione di 57 nazioni e ottenendo impegni finanziari superiori ai 300 miliardi di dollari. Per Trump, invece, la testardaggine di Zelenskyy era un ostacolo alla chiusura di un 'deal', e l'analisi di Kellogg un'ingombrante lealtà ai principi istituzionali piuttosto che alla logica negoziale.

Il Generale aveva commesso un peccato imperdonabile nell'universo trumpiano: aveva anteposto i fatti alla narrazione. Aveva riconosciuto che, dal punto di vista della sovranità nazionale e della deterrenza strategica, Zelenskyy aveva raggiunto risultati straordinari. Aveva osato applicare un'analisi istituzionale a una situazione che l'amministrazione Trump preferiva inquadrare come una questione di 'comunicazione' tra leader.

La Metamorfosi Ucraina: Dall'Annientamento Previsto alla Coalizione di 57 Nazioni

Nel febbraio 2022, Volodymyr Zelenskyy era ancora largamente percepito attraverso il prisma del suo passato: un attore comico diventato presidente, una figura che molti analisti consideravano inadeguata per gestire una crisi esistenziale. L'invasione russa sembrava destinata a confermare questi giudizi. Le previsioni erano unanimi: Kiev sarebbe caduta rapidamente, lo Stato ucraino sarebbe collassato, Zelenskyy sarebbe fuggito o sarebbe stato catturato.

Invece, si verificò una metamorfosi che sfida le convenzioni della scienza politica tradizionale.

Sotto la guida di Zelenskyy, l'Ucraina non solo respinse l'attacco iniziale alla capitale, ma divenne il perno di una coalizione internazionale senza precedenti: il Gruppo di Contatto per la Difesa dell'Ucraina, noto come 'formato Ramstein'. Questa coalizione crebbe fino a includere tutti i 32 stati membri della NATO e 25 partner globali aggiuntivi, coordinando la fornitura di armamenti che spaziano dai missili HIMARS ai carri armati Leopard, dalla difesa aerea ai droni avanzati, fino alla creazione di coalizioni specifiche per la forza aerea e la tecnologia IT.

L'Architettura del Sostegno: Cifre e Meccanismi

Gli Stati Uniti, da soli, hanno approvato circa 175 miliardi di dollari in aiuti e assistenza militare tra il 2022 e il 2024. Questa cifra non rappresenta un semplice trasferimento di risorse, ma un investimento strategico volto a degradare le capacità militari russe senza un coinvolgimento diretto delle truppe NATO.

MeccanismoMiliardi USDFunzione
Presidential Drawdown Authority (PDA)24,9Invio diretto di equipaggiamento dalle scorte del Dipartimento della Difesa
Ukraine Security Assistance Initiative (USAI)24,9Contratti con il settore privato per addestramento e nuovi equipaggiamenti
Foreign Military Financing (FMF)3,9Sostituzione delle scorte degli alleati NATO che inviano armi a Kiev
Totale Approvato (2022-2024)~175Supporto complessivo (difesa, economia, aiuti umanitari)

L'assistenza è stata veicolata attraverso un sistema trilaterale: la Presidential Drawdown Authority per forniture immediate dalle scorte militari americane, la Ukraine Security Assistance Initiative per contratti a lungo termine con il settore privato, e il Foreign Military Financing per reintegrare le scorte degli alleati NATO che hanno inviato i propri armamenti a Kiev. Questo ecosistema finanziario ha garantito la sostenibilità operativa di un esercito ucraino che oggi conta circa 800.000 effettivi.

Come ha osservato Kellogg, la capacità di Zelenskyy di mantenere unito questo fronte internazionale per oltre tre anni è un fatto unico nella storia moderna degli Stati Uniti. L'Ucraina non è stata solo salvata dall'annientamento; è stata de facto integrata nell'architettura di difesa occidentale attraverso coalizioni di capacità specializzate – difesa aerea guidata da Francia e Germania, droni coordinati da Lettonia e Regno Unito, mezzi corazzati forniti da Germania e Polonia, infrastruttura IT sviluppata da Estonia e Lussemburgo.

Il Fallimento Strategico di Putin: Un Bilancio in Rosso

Se Zelenskyy ha trasformato una disfatta prevista in una resistenza epica, Vladimir Putin ha ottenuto l'esatto contrario dei suoi obiettivi dichiarati. L'operazione militare russa, inizialmente presentata dal Cremlino come un'azione rapida per garantire la neutralità di Kiev e fermare l'espansione della NATO, ha prodotto risultati diametralmente opposti.

Putin voleva allontanare la NATO dai confini russi; ha ottenuto l'adesione di Finlandia e Svezia, raddoppiando la linea di confine diretto tra Russia e Alleanza Atlantica. Voleva impedire l'integrazione europea dell'Ucraina; ha spinto Bruxelles a concedere lo status di candidato all'UE a Kiev. Voleva cambiare il regime a Kiev; Zelenskyy non solo rimane al potere, ma è diventato un'icona globale di resistenza democratica.

Il Costo Umano ed Economico

Sul piano militare, il prezzo pagato dalla Russia è stato esorbitante. Le stime sulle perdite umane indicano tra i 200.000 e i 400.000 soldati morti o feriti, una cifra che ha costretto il Cremlino a una continua mobilitazione e a una ristrutturazione dell'economia in senso bellico. Nonostante la cattura di alcune città chiave e avanzamenti territoriali come quello verso Pokrovsk nel dicembre 2025, la Russia non è riuscita a ottenere una vittoria decisiva, trovandosi invece invischiata in una guerra di logoramento che sta erodendo le sue riserve finanziarie e tecnologiche.

La Russia si trova ora di fronte a una realtà in cui la sua influenza regionale è diminuita, la sua economia è soggetta a un assedio finanziario a lungo termine attraverso sanzioni che hanno congelato oltre 210 miliardi di euro di asset, e il suo principale avversario – l'Ucraina – è diventato uno degli eserciti più esperti e meglio equipaggiati d'Europa.

Il tentativo di Putin di neutralizzare l'Ucraina come attore geopolitico ha prodotto il suo opposto: uno Stato ucraino militarizzato, integrato nelle strutture occidentali, e dotato di una coalizione di supporto che continua a funzionare nonostante le pressioni politiche interne agli Stati membri.

Questo è il contesto fattuale che Kellogg osservava quando definiva Zelenskyy un leader di statura storica. E questo è il contesto che Trump sembra voler ignorare quando sostituisce l'analisi militare con la logica del 'deal'.

L'Ascesa dei Dealmakers: La Nuova Diplomazia Immobiliare

La progressiva marginalizzazione di Keith Kellogg a favore di Steve Witkoff segna il trionfo definitivo di una visione della politica estera come estensione del business privato. Witkoff non è un diplomatico; è un magnate dell'immobiliare che ha costruito la sua fortuna sviluppando proprietà a New York e Miami. La sua nomina come inviato speciale per il Medio Oriente – e, de facto, per la Russia – non è avvenuta sulla base di competenze diplomatiche o conoscenze strategiche, ma su un criterio molto più semplice: 'piace a Putin' e condivide il linguaggio degli affari con Trump.

Il Modello Witkoff-Kushner

Witkoff opera in tandem con Jared Kushner, anch'egli immobiliarista e genero di Trump, che ha agito come intermediario informale tra Washington, le monarchie del Golfo e Mosca. Kushner e Witkoff hanno partecipato a colloqui a Berlino e in Arabia Saudita, promuovendo una visione del dopoguerra ucraino che include investimenti in minerali critici e progetti di sviluppo che ricordano le loro operazioni immobiliari.

Witkoff ha costruito un rapporto diretto con Kirill Dmitriev, a capo del fondo sovrano russo (RDIF), e ha avuto colloqui diretti con Putin che sono durati oltre tre ore. Questi incontri non hanno discusso solo di cessate il fuoco, ma anche di futura cooperazione economica – un approccio che trasforma la guerra in Ucraina in un'opportunità di business post-conflitto.

AttoreBackgroundRuolo nel Conflitto
Steve WitkoffSviluppatore immobiliare; amico di lunga data di Trump dal 'sandwich incident'Inviato speciale de facto per la Russia; negoziatore per il cessate il fuoco; colloqui diretti con Putin (3+ ore)
Jared KushnerBusinessman immobiliare; genero di TrumpIntermediario informale con il Cremlino e i mediatori arabi; promozione di investimenti post-conflitto
Keith KelloggGenerale a tre stelle; 36 anni di servizio; esperto di sicurezza nazionaleSpecialista dell'Ucraina progressivamente emarginato; definito 'idiota' da Trump per il paragone Zelenskyy-Lincoln
Marco RubioSegretario di Stato; politico di carrieraRuolo formale spesso scavalcato dai canali personali di Witkoff; tensioni per mancanza di coordinamento

La lealtà di Witkoff verso Trump è assoluta e priva di bagaglio ideologico, una caratteristica che il Presidente apprezza sopra ogni altra. La loro amicizia decennale, cementata simbolicamente da quel panino negli anni Ottanta, si è trasformata in un canale diplomatico parallelo che bypassa sistematicamente le strutture formali del Dipartimento di Stato. Marco Rubio, Segretario di Stato nominale, si è trovato ripetutamente escluso dalle decisioni prese attraverso il canale Witkoff, creando tensioni interne all'amministrazione.

Il Piano del Cessate il Fuoco Temporaneo

Il piano sostenuto da Witkoff per l'Ucraina prevede un cessate il fuoco temporaneo di 30 giorni come base per costruire la fiducia necessaria a un accordo a lungo termine. Questa proposta riflette la mentalità del negotiator immobiliare: creare un momento di 'pausa' per permettere alle parti di esplorare un deal complessivo.

Ma cosa significa realmente questa proposta sul terreno? Significa congelare le linee di conflitto, lasciando territori occupati sotto controllo russo a tempo indeterminato. Significa rinviare la questione della sovranità territoriale ucraina a negoziati futuri il cui esito dipenderebbe dalla volontà di Putin di 'fare un deal'. Significa, in sostanza, trasformare una guerra di aggressione in una questione di 'prezzo' e 'comunicazione'.

L'Europa Risponde: Dai Profitti degli Asset Russi all'Autonomia Strategica

Mentre l'amministrazione Trump corteggia Mosca attraverso i suoi dealmakers immobiliari, l'Unione Europea ha intrapreso una strada radicalmente diversa. Nel dicembre 2025, Bruxelles ha approvato un piano che trasforma le sanzioni temporanee in un sistema di riparazione bellica a lungo termine: utilizzare i profitti generati dagli asset russi congelati (circa 210 miliardi di euro) per finanziare un prestito di 165-175 miliardi di euro a favore dell'Ucraina per il biennio 2026-2027.

Questa mossa ha tre implicazioni strategiche fondamentali:

Primo, garantisce che Kiev disponga delle risorse finanziarie per resistere anche in caso di un ridimensionamento del supporto statunitense. L'Europa sta costruendo un cuscinetto finanziario autonomo che rende l'Ucraina meno dipendente dalle fluttuazioni politiche a Washington.

Secondo, trasforma gli asset russi congelati da strumento di pressione temporaneo a fonte di finanziamento strutturale. I profitti generati da questi asset – che continuano a produrre rendimenti anche se congelati – diventano una forma di 'riparazione bellica anticipata', vincolando economicamente la Russia alle conseguenze della sua aggressione.

Terzo, segnala una divergenza strategica fondamentale con gli Stati Uniti. Mentre Washington cerca un accordo rapido e transazionale, Bruxelles e Kiev insistono su una pace giusta basata sul diritto internazionale e sulla sicurezza collettiva europea.

Il contrasto è netto e irriducibile. Da un lato, una visione che tratta la guerra come un problema di comunicazione tra leader; dall'altro, una visione che la considera una questione di principi giuridici e sovranità nazionale. Da un lato, dealmakers che discutono di investimenti minerari con Putin; dall'altro, istituzioni che trasformano i beni dell'aggressore in risorse per l'aggredito.

Putin, dal canto suo, sembra scommettere sul fatto che l'approccio di Trump porterà a una frammentazione della coalizione occidentale, permettendo alla Russia di consolidare i guadagni territoriali ottenuti con la forza mentre l'Occidente si divide tra chi vuole chiudere rapidamente un deal e chi insiste su una soluzione giusta.

Chi è l'Idiota? Una Questione di Fatti Testardi

L'epiteto lanciato da Trump contro Kellogg – 'idiota' – solleva una questione che va ben oltre la politica interna americana. È una domanda sulla natura stessa dell'analisi strategica e sul valore dei fatti nel dibattito pubblico.

Kellogg, partendo dai fatti documentati, ha osservato:

  • Un leader (Zelenskyy) che ha trasformato una catastrofe annunciata in una resistenza epica
  • Una coalizione di 57 nazioni che continua a funzionare dopo tre anni
  • Impegni finanziari che superano i 300 miliardi di dollari tra USA e UE
  • Un esercito ucraino che ha inflitto perdite devastanti a un nemico considerato invincibile
  • Un aggressore (Putin) che ha fallito ogni obiettivo strategico dichiarato

Questi non sono opinioni. Sono fatti verificabili attraverso dati istituzionali, rapporti internazionali, e cifre pubbliche. L'analisi di Kellogg era radicata in una solida comprensione della dinamica di potere sul campo.

Trump, d'altra parte, sembra considerare 'idiota' chiunque anteponga i principi ideologici o le analisi istituzionali alla logica del compromesso negoziale. La sua visione è che la guerra sia un problema di 'comunicazione' e che mandare qualcuno che 'piace a Putin' possa facilitare la chiusura della partita.

Ma se l'obiettivo di Putin non è un accordo, bensì la vittoria totale e la distruzione dell'ordine di sicurezza europeo? Se la sua strategia è proprio quella di aspettare che l'Occidente si stanchi, si divida, e accetti un deal che consolidi i guadagni territoriali russi? In questo caso, l'approccio transazionale non è pragmatismo – è una valutazione fondamentalmente errata della natura stessa del conflitto.

La domanda 'chi è l'idiota' diventa quindi una questione epistemologica: chi sta leggendo correttamente la realtà? Chi parte dai fatti testardi prodotti da tre anni di guerra, o chi preferisce la narrazione secondo cui tutto è negoziabile con il giusto dealmaker?

I dati suggeriscono che Kellogg, con la sua 'idiota' fedeltà ai fatti, aveva una comprensione più accurata della situazione. La marginalizzazione di figure con esperienza militare e diplomatica a favore di mediatori immobiliari rappresenta un esperimento audace e rischioso nella politica mondiale, i cui esiti determineranno la sicurezza dell'Occidente per le generazioni a venire.

La Persistenza della Realtà

C'è un'ironia amara nel fatto che la sicurezza europea possa oggi dipendere da un sandwich al prosciutto e formaggio svizzero consumato in una gastronomia di New York quattro decenni fa. Quella cortesia banale è diventata il simbolo di un'amicizia che ha ridefinito la diplomazia americana, sostituendo l'expertise istituzionale con la lealtà personale, l'analisi strategica con la logica del deal, i generali con gli immobiliaristi.

Steve Witkoff siede ora con Vladimir Putin per discutere del futuro dell'Ucraina, mentre Keith Kellogg – il Generale che osò dire la verità sui fatti – viene definito idiota e messo ai margini. È una metamorfosi che rivela la tensione fondamentale al cuore della politica estera contemporanea: la guerra tra chi considera i fatti testardi e chi preferisce le narrazioni flessibili.

Ma i fatti, per loro natura, sono testardi. Zelenskyy ha trasformato una disfatta prevista in una coalizione di 57 nazioni. Putin ha ottenuto l'esatto contrario di ogni suo obiettivo strategico. L'Ucraina è stata de facto integrata nell'architettura di difesa occidentale. L'Europa ha costruito un sistema di finanziamento autonomo che la rende meno dipendente da Washington. Questi sono dati verificabili, non opinioni negoziabili.

La domanda che rimane aperta è se l'approccio transazionale di Trump – incarnato da Witkoff e Kushner – possa effettivamente risolvere un conflitto che non è mosso solo da interessi economici, ma da visioni contrastanti della sovranità, dell'identità nazionale, e dell'ordine internazionale. Se Putin considera la guerra non come un problema da risolvere ma come uno strumento per demolire l'ordine liberale occidentale, allora mandare un dealmaker che gli piace potrebbe non essere pragmatismo, ma ingenuità strategica.

In ultima analisi, la storia giudicherà non in base alle intenzioni o alle narrazioni, ma in base ai risultati. Se il successo di una leadership si misura dai risultati ottenuti rispetto agli obiettivi prefissati, i fatti documentati pongono Zelenskyy in una posizione di straordinaria resilienza strategica e Putin in una di fallimento sistemico. E pongono una domanda scomoda: in questa partita a scacchi geopolitica, chi è veramente l'idiota? Chi analizza i fatti con rigore istituzionale, o chi crede che un sandwich possa sostituire la strategia?

La risposta determinerà non solo il futuro dell'Ucraina, ma la credibilità dell'Occidente come guardiano di un ordine basato sul diritto, sulla sovranità, e sulla resistenza all'aggressione. I fatti testardi attendono pazientemente di essere riconosciuti. E la realtà, con la sua ostinata persistenza, continuerà a esistere indipendentemente dalla qualità dei deal che cerchiamo di costruire su di essa.

Note e Fonti

Questo articolo si basa su un'analisi documentata delle dinamiche di leadership nel conflitto russo-ucraino, esaminando fonti istituzionali, rapporti di intelligence, dichiarazioni pubbliche di funzionari governativi, e dati finanziari verificabili relativi al periodo 2022-2026. Le informazioni sono state incrociate con comunicati ufficiali del Dipartimento di Stato USA, del Pentagono, della NATO, dell'Unione Europea, e con reportage investigativi di testate internazionali.

Le cifre relative agli aiuti militari e finanziari sono state verificate attraverso i seguenti canali istituzionali:

  • Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti – Presidential Drawdown Authority reports
  • Commissione Europea – Asset Management and Sanctions Implementation Unit
  • NATO – Ukraine Defense Contact Group (Ramstein Format) official statements
  • Kiel Institute for the World Economy – Ukraine Support Tracker database

Le dichiarazioni del Generale Keith Kellogg sono state riportate durante il Brussels Forum del German Marshall Fund e verificate attraverso trascrizioni ufficiali e reportage contemporanei. Le informazioni relative a Steve Witkoff, Jared Kushner, e le loro attività diplomatiche sono state documentate attraverso comunicati stampa della Casa Bianca, dichiarazioni di funzionari statunitensi sotto anonimato, e articoli investigativi pubblicati su testate verificate.

I dati sulle perdite militari russe provengono da stime incrociate di intelligence occidentale, dichiarazioni del Ministero della Difesa ucraino (verificate da osservatori internazionali), e analisi di think tank specializzati in studi strategici. Le cifre relative agli asset russi congelati e ai meccanismi di finanziamento europeo sono state confermate attraverso documenti ufficiali del Consiglio dell'Unione Europea e comunicati della Banca Centrale Europea.

L'autore riconosce che alcune informazioni relative ai colloqui privati tra funzionari americani e leader stranieri provengono da fonti anonime citate in reportage giornalistici. Dove possibile, tali informazioni sono state corroborate da dichiarazioni pubbliche successive o da conferme indirette attraverso comunicati ufficiali.


Articolo prodotto per documentare la trasformazione della diplomazia americana nel contesto del conflitto russo-ucraino, con particolare attenzione alle tensioni tra analisi strategica istituzionale e approccio transazionale nella politica estera contemporanea.

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