L'Unione Europea si trova oggi ad affrontare una minaccia senza precedenti alla stabilità delle proprie società democratiche, un fenomeno che le istituzioni comunitarie hanno identificato come una vera e propria "guerra non dichiarata contro i valori liberali" su cui si fondano la pace e la prosperità del continente. L'azione russa non si manifesta attraverso contestazioni diplomatiche o militari convenzionali, ma attraverso una strategia ibrida estremamente complessa e sofisticata che integra tecniche di guerra informativa, operazioni di intelligence, infiltrazione criminale e sfruttamento sistematico delle vulnerabilità finanziarie e politiche presenti nelle democrazie europee.
Gli Obiettivi Strategici del Cremlino
L'obiettivo strategico di questa campagna articolata si sviluppa su due fronti complementari. Internamente, l'azione mira a promuovere la sfiducia nel processo democratico e nelle istituzioni dell'UE, distorcendo i fatti e manipolando la realtà percepita dai cittadini europei. Esternamente, cerca di minare l'unità e la capacità di azione dell'UE, in particolare per quanto riguarda il sostegno militare e finanziario all'Ucraina, essenziale per la difesa contro l'aggressione russa. La portata della disinformazione orchestrata dal Cremlino ha raggiunto livelli che gli analisti definiscono allarmanti: uno studio della Commissione Europea ha rivelato che nel primo anno del conflitto ucraino, le piattaforme online hanno permesso a Mosca di condurre una campagna di disinformazione su vasta scala, raggiungendo un pubblico aggregato di almeno centosessantacinque milioni di persone nell'UE e generando non meno di sedici miliardi di visualizzazioni. Questi dati testimoniano come la guerra d'informazione sia parte integrante dell'attacco orchestrato dal Cremlino contro l'Europa.
I Tre Vettori dell'Interferenza Russa
L'analisi approfondita dell'interferenza russa rivela che l'allineamento pro-Cremlino all'interno dell'UE non è un fenomeno monolitico, ma si articola attraverso diversi vettori operativi, spesso interconnessi, che reclutano attori politici, mediatici e burocratici.
1. Allineamento Finanziario e Corruttivo
Il primo vettore è quello dell'allineamento finanziario e corruttivo, che coinvolge attori politici e partiti che ricevono finanziamenti illeciti o prestiti vantaggiosi in violazione delle norme sulla trasparenza. L'obiettivo primario è trasformare questi politici in amplificatori della propaganda russa, facendoli agire come agenti degli interessi del Cremlino dall'interno delle istituzioni democratiche. Le rivelazioni sul finanziamento russo di attività e politici all'interno dell'UE continuano ad emergere con regolarità, indicando la persistenza di questa tattica nel tempo.
2. Allineamento Operativo e di Intelligence
Il secondo vettore identificato è quello dell'allineamento operativo e di intelligence, che riguarda individui reclutati attivamente come "agenti di influenza" o informatori dai servizi segreti russi, in particolare dall'FSB. Queste figure mirano a dividere l'opinione pubblica europea e a compromettere la sicurezza e la credibilità delle istituzioni, come il Parlamento Europeo.
3. Allineamento Legale ed Economico
Il terzo vettore è quello dell'allineamento legale ed economico contro-sanzioni, che riguarda attori come oligarchi e aziende statali che, pur non essendo direttamente politici, utilizzano il sistema legale e finanziario europeo per sfidare e aggirare le sanzioni imposte dall'UE, spesso con il supporto di consulenti e lobbyisti occidentali. La violazione di tali misure restrittive è talmente diffusa che la Commissione Europea ha proposto di classificarla come reato grave a livello UE.
L'Interdipendenza dei Vettori di Allineamento
Una valutazione approfondita delle tattiche russe rivela un sofisticato modello di interdipendenza tra questi vettori di allineamento. Il supporto finanziario non è un fine a sé stante, ma funge da catalizzatore per l'amplificazione della disinformazione. La corruzione mirata di politici, come quella rilevata attraverso l'uso di account affiliati a partiti specifici come l'AfD tedesco, garantisce che i messaggi di propaganda raggiungano un pubblico vasto e, soprattutto, che siano veicolati da figure dotate di legittimità democratica. Il valore strategico di questa interconnessione è evidente: l'alto volume di visualizzazioni generato dalla propaganda russa viene potenziato dalla presunta credibilità dei politici che diffondono attivamente tale narrativa. Il Cremlino mira a trasformare la tribuna democratica in un'arma, assicurando che l'influenza esercitata non sia percepita solo come rumore mediatico esterno, ma come un messaggio politico interno legittimo. Questo sistema aumenta in modo sproporzionato l'impatto negativo della propaganda sul dibattito civico online in Europa.
Il Caso Ždanoka: Un'Agente FSB nel Parlamento Europeo

Nel Parlamento Europeo, il caso di più grave penetrazione di intelligence operativa riguarda Tatjana Ždanoka, eurodeputata lettone che è stata posta sotto indagine per la sua presunta attività di agente al servizio della Russia. Le accuse, rivelate da autorevoli organi di stampa, suggeriscono che Ždanoka abbia agito come informatrice per il Servizio Federale di Sicurezza russo per decenni, a partire almeno dal 2005. L'evidenza include scambi di posta elettronica trapelati tra la deputata e due funzionari della quinta sezione dell'FSB. Durante il suo mandato, Ždanoka ha mantenuto una linea politica marcatamente a favore della Russia, votando contro la risoluzione dell'UE che condannava l'invasione russa dell'Ucraina nel febbraio 2022 ed è nota per la costante diffusione di narrazioni anti-Lettonia e anti-UE. È stata inoltre coinvolta in false missioni di osservazione elettorale nei territori occupati dalla Russia, legittimando così le azioni del Cremlino. A seguito delle rivelazioni, le autorità lettoni hanno avviato un procedimento penale il 22 febbraio 2024, e il Parlamento Europeo ha richiesto un'indagine interna approfondita per determinare sanzioni e procedimenti penali appropriati.
Lo Scandalo "Moscagate" e Voice of Europe
Lo scandalo noto come "Moscagate" ha esposto un'operazione di influenza russa che ha utilizzato la piattaforma mediatica Voice of Europe per veicolare denaro e propaganda a politici europei, in particolare figure di spicco dell'estrema destra tedesca. I due casi più prominenti coinvolgono i principali candidati del partito Alternative für Deutschland per le elezioni europee.


Maximilian Krah, capolista per AfD, è stato indagato dalla Procura di Dresda per sospetti di finanziamenti russi e cinesi legati alla sua attività parlamentare. È stato messo in relazione con lo schema Voice of Europe e le indagini statunitensi lo hanno collegato all'accettazione di pagamenti da Oleg Voloshyn, un attivista filorusso che figura nell'elenco delle sanzioni USA. La notizia di queste indagini preliminari si è aggiunta allo scandalo precedente riguardante l'arresto di un suo assistente parlamentare sospettato di essere un agente cinese.
Petr Bystron, secondo in lista per AfD, è indagato per corruzione di funzionari eletti e riciclaggio di denaro. I rapporti investigativi hanno rivelato che Bystron avrebbe beneficiato finanziariamente di somme di denaro a sei cifre transitate attraverso la rete Voice of Europe, utilizzando un flusso finanziario che passava dalla Polonia alla Repubblica Ceca. In risposta, il Bundestag tedesco ha revocato la sua immunità parlamentare, consentendo perquisizioni nei suoi uffici e residenze in Germania e a Maiorca. Le autorità hanno evidenziato che l'AfD ha contribuito ad aumentare la portata della propaganda pro-Cremlino online, un impatto che le indagini in corso suggeriscono sia stato facilitato da finanziamenti diretti volti a screditare le politiche dell'UE, in particolare quelle relative all'Ucraina.
Il Finanziamento Russo dei Partiti Politici Europei
L'influenza russa si estende ben oltre i singoli agenti operativi e si manifesta nel sostegno strutturale a intere formazioni politiche che condividono o sono disposte a promuovere la visione del Cremlino. Un esempio notorio è il supporto finanziario fornito al partito francese Rassemblement National di Marine Le Pen, che ha ricevuto un prestito di 9,4 milioni di euro nel 2013.
Tale rapporto di dipendenza finanziaria ha portato Le Pen e i membri del suo partito ad esprimere in diverse occasioni posizioni favorevoli al Cremlino. Le risoluzioni del Parlamento Europeo condannano gli sforzi russi per minare la democrazia, segnalando che Mosca ha creato un rapporto di dipendenza con alcuni partiti, che fungono da amplificatori della propaganda. I deputati dei gruppi Identità e Democrazia e Sinistra sono spesso citati per la loro promozione di narrazioni pro-Cremlino. Tra questi, l'eurodeputato Miroslav Radačovský è stato nominato per aver ricevuto pagamenti da fonti russe, arrivando a lanciare appelli per la "distruzione dell'Europa".
Le rivelazioni hanno anche toccato i movimenti secessionisti, come la relazione tra gli attivisti catalani e Mosca. È stato segnalato che l'ex leader separatista e attuale eurodeputato Carles Puigdemont avrebbe incontrato ex diplomatici russi alla vigilia del referendum illegale in Catalogna nell'ottobre 2017.

La Strategia Finanziaria Flessibile del Cremlino
L'approccio del Cremlino all'influenza politica si caratterizza per l'uso di una strategia finanziaria flessibile che adatta lo strumento di interferenza in base alla maturità e alla necessità del bersaglio politico. Da un lato, la concessione di prestiti significativi, come i 9,4 milioni di euro al partito di Le Pen, rappresenta un investimento politico strutturale che mira a garantire un'alleanza ideologica sul lungo periodo, creando una dipendenza finanziaria che vincola il partito a una linea politica favorevole alla Russia.
Dall'altro lato, le indagini recenti su Voice of Europe che hanno coinvolto Krah e Bystron dimostrano l'uso di una tattica di corruzione veloce e mirata. I pagamenti illeciti in contanti sono strumenti a breve termine, ideali per influenzare in modo diretto i cicli elettorali imminenti, come le elezioni europee, massimizzando l'impatto della propaganda. Il Parlamento Europeo ha espresso profonda preoccupazione che i finanziamenti esteri che violano le norme sulla trasparenza costituiscano un grave fattore di corruzione che mina l'integrità del processo elettorale. La distinzione tra il modello di dipendenza strutturale attraverso prestiti a lungo termine e la corruzione tattica tramite pagamenti diretti è cruciale per comprendere l'evoluzione delle tattiche russe dal 2013 al 2024. Questo approccio a doppio binario sottolinea come l'interferenza non sia un'azione casuale, ma un progetto coerente che sfrutta tutte le lacune normative del finanziamento politico in diversi Paesi democratici.
Voice of Europe: La Guerra dell'Informazione
La guerra di informazione russa si basa sull'uso mirato di piattaforme mediatiche e sulla formazione di individui, giornalisti e sedicenti "fact-checker", che fungono da vettori di legittimazione per le narrazioni del Cremlino. L'operazione Voice of Europe, parte dello scandalo Moscagate, è emersa come il meccanismo principale per veicolare l'influenza russa attraverso i media e la corruzione politica. VdE è stata identificata come un'operazione di influenza finanziata e controllata dalla Russia, la cui funzione era pagare politici in sei Paesi europei in cambio di interviste che diffondevano la propaganda pro-Cremlino. Questo sistema permetteva di screditare le politiche dell'UE relative all'Ucraina e di destabilizzare il blocco nel suo complesso.
Le indagini hanno collegato il finanziamento di Voice of Europe a Viktor Medvedchuk, un oligarca ucraino filorusso e membro noto del "cerchio magico" di Vladimir Putin. Medvedchuk, soggetto a sanzioni ceche, avrebbe utilizzato la piattaforma per diffondere narrazioni volte a compromettere l'integrità territoriale e la sovranità dell'Ucraina. Come contromisura diretta a questa ingerenza, il Consiglio dell'UE ha annunciato la sospensione di tutte le attività di diffusione di Voice of Europe il 17 maggio 2024, riconoscendola esplicitamente come uno strumento di manipolazione informativa mirato ai processi elettorali e alle minoranze politiche. 
Le Sanzioni ai Media di Stato Russi
Per affrontare la minaccia della disinformazione su vasta scala, l'UE ha imposto sanzioni dirette alle principali testate statali russe, ritenute estensioni del Cremlino nel conflitto informativo. Queste entità sono state accusate di condurre manipolazione informativa in relazione alla guerra in Ucraina. Le testate sanzionate dal Consiglio dell'UE includono RIA Novosti, Izvestia e Rossiyskaya Gazeta. Queste misure riflettono la consapevolezza che la "guerra di informazioni" russa è una componente fondamentale della sua strategia ibrida. Si segnalano inoltre gli sforzi russi per formare attivamente una nuova generazione di "reporter di guerra" e sedicenti "fact-checker" con l'obiettivo esplicito di diffondere la propaganda e la disinformazione del Cremlino, assicurando così un flusso continuo e specializzato di messaggi allineati.
L'operazione Voice of Europe ha utilizzato in modo insidioso la percezione di "libertà di stampa" e la legittimità dei media per mascherare un'attività criminale di riciclaggio di denaro e corruzione politica. La strategia si basava sul trasformare i pagamenti illeciti a politici in una transazione apparentemente giornalistica, ovvero la retribuzione per un'intervista. Questo meccanismo complesso ha reso più difficile per le autorità l'applicazione delle leggi anti-corruzione e dei requisiti di trasparenza del finanziamento politico. Offrendo denaro in cambio di un'intervista, l'operazione VdE ha conferito legittimità ai messaggi pro-Cremlino veicolati dai politici corrotti, permettendo loro di amplificare la propaganda sotto la scusa di un libero dibattito. Questo approccio garantisce che i messaggi non siano semplicemente propaganda esterna, ma vengano presentati come opinioni politiche interne, amplificando l'impatto sproporzionato del Cremlino sul dibattito civico europeo.
Spionaggio e Penetrazione dei Servizi di Sicurezza
L'interferenza russa si manifesta anche attraverso la penetrazione e la cooptazione di funzionari pubblici e professionisti della sicurezza nazionale, un vettore che mira a compromettere la conoscenza strategica e la capacità operativa degli Stati membri e delle istituzioni UE. Il caso di spionaggio più eclatante a livello di sicurezza nazionale coinvolge l'Austria. Egisto Ott, ex ufficiale dell'Ufficio federale austriaco per la protezione della Costituzione e l'antiterrorismo, è stato arrestato con l'accusa di aver venduto dati sensibili all'FSB russo. Ott è sospettato di aver fornito all'FSB i dati estratti dagli smartphone di tre alti funzionari austriaci: un capo di gabinetto del ministero degli Interni, il direttore della polizia federale e il direttore dell'ufficio immigrazione. Ott avrebbe ottenuto l'accesso a questi dispositivi quando erano stati consegnati in riparazione.
L'operazione di spionaggio si è svolta con la mediazione di un cittadino tedesco, Jan Marsalek, ex dirigente della società Wirecard, che era fuggito in Russia o Bielorussia dopo la sua scomparsa nel 2020 e che aveva legami di lunga data con l'FSB. Marsalek, noto per aver collaborato attivamente con il gruppo di mercenari Wagner, ha agito come intermediario per trasmettere a Mosca i dati ricevuti da Ott e altri ufficiali dell'intelligence europea reclutati. Questo caso dimostra come la Russia utilizzi complessi meccanismi di intermediazione per compromettere direttamente gli apparati di sicurezza degli Stati membri, ottenendo accesso operativo a informazioni classificate, minando la fiducia interna e la sicurezza nazionale.
Il Fenomeno delle "Porte Girevoli"
Un altro punto di vulnerabilità strutturale riguarda il fenomeno delle "porte girevoli," ovvero il rapido passaggio di ex leader politici a posizioni lucrative in entità legate a stati autocratici, inclusa la Russia. Il Parlamento Europeo ha espresso una ferma condanna nei confronti degli ex politici di alto livello, come ex primi ministri e membri di governo, che accettano subito dopo la fine della loro carriera politica posizioni retribuite in imprese statali russe, cinesi o iraniane. Tale pratica è considerata un "chiaro conflitto di interessi." Il rischio è che questi ex funzionari sfruttino la loro conoscenza interna, le loro reti e la loro influenza per servire gli interessi dello stato terzo, esponendo i processi decisionali dell'UE e degli Stati membri a un rischio di influenza indebita e manipolazione strategica.
La Contro-Offensiva Legale degli Oligarchi
Gli oligarchi russi, benché individualmente sanzionati con oltre 2.500 persone ed entità colpite e oltre 28 miliardi di euro di beni privati congelati, rappresentano un fronte aggressivo che utilizza i sistemi legali europei per resistere alle misure restrittive. La European Trade Justice Coalition ha denunciato che gli oligarchi russi hanno avviato o minacciato arbitrati per oltre 53 miliardi di euro contro gli Stati membri dell'UE in relazione al congelamento dei beni e alle misure di sicurezza nazionale. Questo importo potenziale di contenzioso è quasi equivalente all'assistenza militare totale che l'UE ha fornito all'Ucraina dal 2022. Questo contro-fronte legale dimostra che la resistenza degli attori allineati non è solo passiva, attraverso l'elusione delle sanzioni, ma comporta un costo strategico ed economico diretto per l'UE.

Le indagini e le condanne parlamentari evidenziano che l'obiettivo del Cremlino si è evoluto dal semplice lobbying alla cooptazione di conoscenze strategiche attraverso le porte girevoli. L'acquisizione di ex leader di alto livello, o il reclutamento di funzionari di intelligence come Ott, conferisce alla Russia accesso a esperti in grado di navigare e sfruttare le vulnerabilità normative europee. Questi individui sono fondamentali per elaborare strategie efficaci di elusione delle sanzioni e per pianificare il contro-fronte legale da 53 miliardi di euro. Un ex politico di alto livello offre un valore di intelligence operativa e strategica inestimabile. La richiesta del Parlamento Europeo di vietare l'accettazione di posizioni in imprese statali autocratiche è un riconoscimento del fatto che è necessario preservare non solo l'etica istituzionale, ma anche la sicurezza strategica e la conoscenza operativa dell'UE contro la penetrazione di Stati terzi ostili.
La Risposta Istituzionale dell'Unione Europea
Gli scandali e le indagini sul finanziamento e l'infiltrazione russa hanno spinto l'UE a rafforzare rapidamente i propri meccanismi di difesa istituzionale e a promuovere misure legislative più severe. Nonostante le voci allineate, il Parlamento Europeo ha mantenuto una posizione largamente unita contro le interferenze, chiedendo una risposta coesa e unitaria. A livello legislativo, la Commissione ha presentato una proposta fondamentale per inasprire il regime sanzionatorio, proponendo che le violazioni delle sanzioni restrittive vengano considerate un reato grave a livello di Unione Europea. Questo cambiamento legislativo è essenziale per assicurare che coloro che violano le misure vengano assicurati alla giustizia e per rafforzare le norme sul recupero e la confisca dei beni. Questa proposta complementa gli sforzi della Task Force "Freeze and Seize", che opera con la Task Force REPO del G7 per congelare i beni privati russi nell'UE.
Parallelamente, l'UE sta lavorando per migliorare il pacchetto "Difesa della Democrazia," includendo la proposta di direttiva che stabilisce requisiti armonizzati per la trasparenza della rappresentanza di interessi esercitata per conto di Paesi terzi. L'obiettivo è affrontare efficacemente le minacce di influenza indebita e garantire che la trasparenza sia applicata in modo uniforme, superando le lacune normative.
Rafforzamento della Sicurezza nel Parlamento Europeo
Le rivelazioni sul caso Ždanoka e sul Moscagate hanno messo in luce la necessità urgente di affrontare le minacce strutturali interne. Il Parlamento Europeo ha richiesto un significativo rafforzamento della "cultura della sicurezza" all'interno dell'istituzione. Le misure proposte includono l'introduzione di regole più severe per prevenire le interferenze russe, in particolare sottoponendo a controllo più approfondito gli eventi organizzati nei locali del Parlamento, gli ospiti esterni invitati e l'uso degli studi televisivi e radiofonici del Parlamento.
Inoltre, è stato richiesto che il Segretariato del Registro per la Trasparenza dell'UE metta al bando qualsiasi entità che abbia relazioni dirette o indirette con il governo russo, in linea con le decisioni del Consiglio riguardanti le misure restrittive. Queste richieste mirano a chiudere le vie d'accesso logistico e informativo che hanno permesso agli agenti di influenza di operare liberamente all'interno delle sedi democratiche.
La reazione istituzionale post-scandalo segna un chiaro passaggio dalla strategia di difesa esterna, tradizionalmente focalizzata sul contrasto alla disinformazione, a una strategia di contro-intelligence strutturale. Il fatto che un presunto agente FSB abbia potuto operare attivamente come eurodeputato per decenni ha costretto le istituzioni a riconoscere che il rischio non è solo ideologico o mediatico, ma è profondamente strutturale, richiedendo misure di sicurezza fisica e informativa. La richiesta di controllare l'accesso a risorse logistiche critiche del Parlamento è la dimostrazione tangibile di questo cambio di paradigma: la priorità è ora proteggere la sicurezza e la credibilità stessa delle istituzioni europee dagli attacchi ibridi che sfruttano le garanzie democratiche per fini ostili.
L'analisi esaustiva dell'interferenza russa nell'UE rivela una rete stratificata di individui e organizzazioni allineate, che agiscono come vettori di influenza in campo politico, mediatico e burocratico. I politici corrotti e dipendenti includono figure sotto indagine come Maximilian Krah e Petr Bystron dell'AfD, coinvolti nello schema di corruzione Voice of Europe, e formazioni politiche come il Rassemblement National di Marine Le Pen, legato da una storica dipendenza finanziaria. Il loro ruolo è legittimare la propaganda russa e minare l'unità dell'UE nel supporto all'Ucraina. Il profilo più pericoloso è rappresentato dagli agenti di intelligence operativa, come Tatjana Ždanoka nel Parlamento Europeo ed Egisto Ott nei servizi di sicurezza nazionali. Questi individui rappresentano la penetrazione diretta dell'FSB e sono in grado di compromettere informazioni sensibili e la sicurezza istituzionale.
I facilitatori mediatici ed economici, come l'organizzazione Voice of Europe finanziata dall'oligarca sanzionato Viktor Medvedchuk e le testate statali sanzionate come RIA Novosti, Izvestia e Rossiyskaya Gazeta, sono fondamentali per la diffusione della propaganda e per il riciclaggio di influenza politica. Inoltre, il fronte legale degli oligarchi che richiede arbitrati miliardari mira a imporre un costo economico diretto alla politica sanzionatoria dell'UE.
Sulla base delle vulnerabilità esposte e della natura sistematica dell'interferenza, si raccomanda:
La minaccia rappresentata dalla rete di allineamento al Cremlino nell'Unione Europea è reale, documentata e in continua evoluzione. La risposta dell'UE deve essere altrettanto dinamica, coordinata e risoluta, per proteggere non solo le istituzioni democratiche, ma la stessa idea di Europa unita e sovrana di fronte alle sfide del XXI secolo.