Il "Collaborazionista" contemporaneo come grimaldello ideologico
Il termine "collaborazionista" affonda le sue radici storiche nel fango dei conflitti e delle occupazioni. Etimologicamente, deriva semplicemente da collaborare, ma il suo significato politico fu tragicamente ridefinito durante la Seconda Guerra Mondiale. Con l'occupazione nazista, il collaborazionismo divenne l'atto di cooperare politicamente, economicamente o militarmente con l'invasore nemico (come l'esecrato caso del regime di Vichy in Francia o di Vidkun Quisling in Norvegia).
In sostanza, i “collaborazionisti” cooperano e si asservono a soggetti che compromettono la sovranità e gli interessi della propria nazione.
Questo precedente storico stabilisce una verità cruciale: il collaborazionista non è un nemico esterno, ma un agente interno che mina lo Stato e la società dall'interno, per tornaconto ideologico, opportunistico o per pura sottomissione.
Oggi, l'Europa non è sotto un'occupazione militare manifesta, ma è al centro di una guerra ibrida e ideologica. In questo nuovo scenario, la figura del collaborazionista riemerge, spogliata dell'uniforme ma armata di teorie e narrazioni divisive.
Per comprendere questa figura, si può ricorrere a un amaro postulato socio-ideologico:
Si cela un'amara formula nelle pieghe dell'umano: la sterilità del discernimento è il fertile terreno per il collaborazionista, colui che, in un'unica e perniciosa sintesi, abnega la ragione scientifica, negando vaccini e mutamento climatico, tributa omaggio all'asse dispotico Putin-Trump e misconosce la civiltà europea che lo accoglie.
Questa formula rivela la sua triplice tossicità:
1. L'Abnegazione della Ragione Scientifica
Il primo tratto distintivo del collaborazionista contemporaneo è il netto rifiuto della competenza e della verità fattuale. Questa negazione si manifesta con virulenza su temi cruciali per la sicurezza collettiva e il futuro del pianeta.
- No-Vax: La negazione della validità dei vaccini non è solo scetticismo medico, ma un attacco diretto alla fiducia nelle istituzioni sanitarie e nella ricerca, creando un danno alla salute pubblica, un interesse fondamentale dello Stato.
- No-Climate Change: Il rifiuto del consenso scientifico sul mutamento climatico sabota gli sforzi concertati dell'Occidente per la transizione ecologica e fornisce indirettamente ossigeno alle economie basate sui combustibili fossili, spesso gestite dai regimi che l'asse autoritario intende favorire.
2. L'Adorazione dell'Asse Dispotico
Il secondo elemento è l'allineamento palese o implicito con figure e regimi che rappresentano una minaccia per l'ordine liberale e democratico. Il tributo di omaggio all'asse dispotico Putin-Trump non è una semplice preferenza politica, ma l'adesione a un modello che:
- V. Putin rappresenta l'autoritarismo puro, la negazione della sovranità dei popoli (come in Ucraina) e la destabilizzazione dell'Unione Europea attraverso campagne di disinformazione.
- D. Trump incarna l'attacco sistematico alle istituzioni democratiche occidentali e la minaccia di abbandonare le alleanze storiche (NATO), compromettendo l'unità e la sicurezza del blocco europeo.
In entrambi i casi, il collaborazionista moderno agisce come grimaldello ideologico, amplificando le narrazioni che dividono l'Europa e ne paralizzano la capacità di risposta unitaria.
3. L'Ingratitudine e il Misconoscimento della Civiltà Ospitante
Il tratto finale è l'ingratitudine spregevole verso il sistema che garantisce loro libertà e benessere. I collaborazionisti operano all'interno della democrazia europea (spesso utilizzando gli strumenti della libertà di parola per delegittimarla) per conto di forze che non offrono né libertà né prosperità. Essi disprezzano il "piatto" europeo fatto di diritti, solidarietà e progresso scientifico, preferendo l'ombra di modelli dispotici che, altrove, reprimono ogni forma di dissenso.
Il Collaborazionista Contemporaneo non tradisce lo Stato con le armi, ma con le idee tossiche. Utilizzando la libertà di cui gode per distruggere la fiducia nella scienza, nelle istituzioni e nei valori democratici europei, egli apre le brecce che gli attori esterni (in primis l'asse Putin-Trump) possono sfruttare. Riconoscere questa figura e la sua perniciosa sintesi ideologica è il primo passo per difendere la solidità democratica e la ragione nel cuore dell'Europa.