Il ritorno di Robert Fico alla guida della Repubblica Slovacca ha segnato una discontinuità profonda nella traiettoria geopolitica dell'Europa centrale. Attraverso un sistema di corruzione sistemica, collegamenti diretti con l'intelligence russa e lo smantellamento dello stato di diritto, Fico ha trasformato uno Stato membro NATO ed EU in un grimaldello ideologico per gli interessi di Mosca, paralizzando dall'interno la capacità di risposta occidentale all'aggressione russa in Ucraina.
Il Sistema Fico: Corruzione Come Fondamento del Potere
Quando Robert Fico è tornato al potere nel tardo 2023, non era un politico qualunque. Era un uomo che aveva già costruito il suo impero su fondamenta di corruzione sistemica, come rivelato dallo scandalo "Gorilla", l'operazione di intercettazione che ha ridefinito il rapporto tra politica e affari in Slovacchia. Le trascrizioni delle conversazioni nell'appartamento di via Vazovova a Bratislava mostravano Fico mentre discuteva con Jaroslav Haščák, capo del gruppo finanziario Penta, del finanziamento illegale del partito Smer-SD in cambio di contratti di privatizzazione e appalti pubblici.
Il dettaglio divenuto iconico - la richiesta di una "Cola" durante le discussioni sulle tangenti - è oggi il simbolo del suo coinvolgimento nel sistema oligarchico. Ma oltre all'aneddoto, emerge una verità più oscura: la mancata prosecuzione giudiziaria di questo scandalo per oltre un decennio ha dimostrato la capacità del sistema di proteggere i propri vertici. Solo dopo l'omicidio del giornalista Ján Kuciak nel 2018 la verità è emersa completamente, rivelando che l'ex procuratore generale Dobroslav Trnka aveva mostrato parti delle registrazioni a Fico già nel 2008.
Il Sacrificio di Ján Kuciak: Quando la 'Ndrangheta Incontra il Cremlino
Il punto di rottura più violento del sistema Fico è stato l'assassinio del giornalista investigativo Ján Kuciak e della sua fidanzata Martina Kušnírová nel febbraio 2018. Kuciak stava indagando su collegamenti tra l'élite politica slovacca e la criminalità organizzata calabrese, in particolare la 'Ndrangheta, che si era stabilita nell'est del Paese per drenare fondi agricoli dell'Unione Europea.
Il collegamento più diretto riguardava Mária Trošková, assistente personale di Fico e partner d'affari di Antonino Vadalà - un affiliato alla 'Ndrangheta - nella società GIA Management. Vadalà stesso, in conversazioni intercettate dagli inquirenti italiani, vantava di aver posizionato Trošková nell'ufficio del Primo Ministro tramite la mediazione di Viliam Jasaň, allora segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale. Nonostante i precedenti penali di Vadalà e le segnalazioni dei servizi segreti stranieri, Trošková mantenne il suo ruolo fino all'esplosione dello scandalo.
Questo episodio ha rivelato non solo la corruzione finanziaria, ma la permeabilità del gabinetto di Fico agli interessi delle organizzazioni criminali internazionali, creando un precedente pericoloso per la sicurezza nazionale e la sovranità dello Stato.
Il Paragrafo 363: Lo Scudo dell'Impunità
Uno degli strumenti più insidiosi utilizzati per garantire l'impunità di Robert Fico e dei suoi alleati è il cosiddetto "Paragrafo 363" del Codice di Procedura Penale. Questa norma conferisce al Procuratore Generale un potere discrezionale assoluto di annullare le decisioni della polizia e dei pubblici ministeri se ritiene che siano avvenute violazioni procedurali.
Sotto la guida di Maroš Žilinka, il Paragrafo 363 è stato invocato ripetutamente per far cadere accuse gravissime. Nel caso "Súmrak" (Tramonto), Fico e Robert Kaliňák, ex Ministro dell'Interno, erano stati accusati di aver istituito e guidato un gruppo criminale, di abuso di potere e di aver divulgato informazioni fiscali riservate per colpire avversari politici. Nonostante le prove raccolte dalla NAKA e i pareri dei tribunali che avevano confermato la legittimità delle indagini, Žilinka intervenne per annullare le accuse.
La condanna di Dušan Kováčik, che per anni ha guidato l'Ufficio del Procuratore Speciale accettando tangenti da gruppi mafiosi per proteggere lo Smer-SD, rappresenta la prova definitiva che le strutture incaricate di combattere la corruzione erano state infiltrate. Il ritorno al potere di Fico ha portato come prima mossa alla soppressione definitiva dell'UŠP, un atto interpretato come una ritorsione contro i magistrati che avevano osato indagare sul suo entourage.
Il Canale Diretto con Mosca: L'Intelligence Russa a Bratislava
La figura di Robert Fico è centrale per la proiezione degli interessi della Federazione Russa in Slovacchia. Il Primo Ministro ha adottato una retorica che ricalca perfettamente i punti narrativi del Cremlino: opposizione all'invio di armi all'Ucraina, critiche alle sanzioni europee, accuse alle istituzioni filo-occidentali di essere agenti degli Stati Uniti. Ma questa affinità ideologica non è solo convenienza elettorale.
Nel marzo 2025, una delegazione composta da David Lindtner, consigliere legale di Fico, e Ľuboš Blaha, vice presidente del Parlamento e noto per le sue posizioni pro-Putin, si è recata a Mosca. La missione non era diplomatica nel senso tradizionale: la delegazione ha incontrato Sergey Naryshkin, capo del servizio di intelligence esterna russa (SVR), e ha partecipato a forum organizzati dalla Fondazione Russa per la Pace, guidata da Leonid Slutsky.
Le indagini di VSquare hanno rivelato che questa fondazione funge regolarmente da copertura per il reclutamento e lo scambio di informazioni con il GRU, l'intelligence militare russa. Il fatto che Lindtner, ufficialmente impiegato presso l'Ufficio del Governo Slovacco, si sia recato al cospetto dei capi dello spionaggio russo mentre la Slovacchia è formalmente considerata un "paese nemico" da Mosca solleva questioni gravissime sulla lealtà istituzionale dell'amministrazione Fico.
Sotto la guida di Pavol Gašpar, figlio di Tibor Gašpar (ex capo della polizia accusato di corruzione), il servizio di intelligence civile (SIS) è stato accusato di aver subito una "deriva politica", ignorando sistematicamente le minacce ibride russe per concentrarsi sulla sorveglianza degli attivisti civili e dei giornalisti. Esperti veterani dell'intelligence hanno denunciato che il SIS ha smesso di considerare la Russia un pericolo prioritario.
Il Ricatto Energetico: Gazprom Come Arma Geopolitica
L'economia slovacca rimane profondamente dipendente dalle forniture energetiche russe, una condizione che Robert Fico ha utilizzato come leva politica. La Slovacchia continua a importare circa il 60% del suo gas naturale dalla Russia attraverso il gasdotto Eustream, nonostante gli sforzi dell'Unione Europea per diversificare gli approvvigionamenti.
Fico ha ripetutamente utilizzato il potere di veto della Slovacchia in sede europea per ritardare i pacchetti di sanzioni contro il settore energetico russo, sostenendo di agire nell'interesse nazionale, ma operando di fatto come un ostacolo alla strategia di sicurezza energetica comune. Nel 2024, Fico ha accusato l'Ucraina di voler provocare una "crisi del gas" bloccando il transito attraverso il suo territorio, arrivando a minacciare la sospensione delle forniture elettriche di emergenza a Kyiv se il transito non fosse stato ripristinato.
Questa retorica di scontro con l'Ucraina è stata lodata dal Cremlino, che vede in Fico uno dei suoi principali "interlocutori comprensivi" in Europa. Le contiguità in questo settore coinvolgono anche figure dell'oligarchia economica, come Daniel Křetínský, proprietario di EPH e principale gestore del transito di gas russo verso l'Europa, accompagnato in passato da Fico a Mosca per incontrare i vertici di Gazprom.
Dopo l'Attentato: La Radicalizzazione Come Strumento di Repressione
L'attentato subito da Robert Fico nel maggio 2024 a Handlová, dove fu ferito gravemente da colpi di arma da fuoco esplosi da Juraj Cintula, è stato trasformato dal governo in un potente strumento di repressione politica. Sebbene le indagini abbiano descritto Cintula come un "lupo solitario" motivato da odio personale, Fico e i suoi alleati hanno immediatamente accusato l'opposizione liberale e i media indipendenti di essere i mandanti morali dell'attacco.
Questa narrazione ha giustificato l'adozione della "Lex Assassination", un pacchetto di leggi che ha drasticamente ridotto le libertà civili:
- Restrizioni alle proteste: Divieto di manifestare nel raggio di 50 metri dalle istituzioni statali e dalle residenze dei politici.
- Controllo sui media: Riforma dell'emittente pubblica RTVS (ora STVR), messa sotto il controllo diretto del governo.
- Stigmatizzazione delle ONG: Legge ispirata al modello russo per etichettare le organizzazioni della società civile che ricevono finanziamenti stranieri come "organizzazioni con sostegno straniero".
Il clima di polarizzazione estrema ha permesso al governo di presentare queste misure non come un attacco alla democrazia, ma come una necessità per la "difesa della sovranità nazionale" contro oscure forze globaliste.
Il Collaborazionista NATO: Minare l'Alleanza dall'Interno
La Slovacchia beneficia pienamente della sicurezza NATO, dei fondi di coesione UE, del mercato unico europeo. Contemporaneamente, Fico opera in modo sistematico per paralizzare la risposta occidentale all'aggressione russa. Quando attacca la NATO accusando Jens Stoltenberg di "allarmi irresponsabili su un possibile attacco russo" mentre la Russia conduce una guerra di aggressione in Europa, non sta difendendo interessi nazionali ungheresi o slovacchi.
Sta minando la deterrenza collettiva dell'Alleanza, un obiettivo strategico primario di Mosca.
La Slovacchia è stata classificata come uno dei paesi più vulnerabili all'influenza russa nell'area Visegrád, seconda solo all'Ungheria. Questa vulnerabilità è alimentata da una combinazione di fattori:
- Comunicazione diplomatica: Canali Facebook e Telegram dell'Ambasciata Russa che presentano la Russia come partner culturale.
- Contatti politici diretti: Rapporti con Mosca che rischiano di compromettere i segreti NATO.
- Reti parapolitiche: Gruppi motociclisti "Brat za Brata" (pro-russi) pronti alla mobilitazione anti-occidentale.
- Disinformazione istituzionale: Narrazioni del SIS su presunti "golpe" filo-occidentali.
Il Modello Fico: Un Precedente Pericoloso per l'Europa
La Repubblica Slovacca sotto il governo di Robert Fico rappresenta oggi un caso di studio sulla velocità con cui uno Stato membro dell'UE può scivolare verso un'ibridazione autoritaria se le istituzioni di controllo non sono adeguatamente protette. Le contiguità corruttive con l'oligarchia interna e con gruppi criminali internazionali hanno creato un ecosistema in cui il mantenimento del potere è l'unica garanzia di libertà personale per i vertici politici.
In questo contesto, l'alleanza tattica con la Russia funge da scudo geopolitico: Mosca offre sostegno retorico, risorse energetiche e strumenti di guerra ibrida in cambio di un alleato che paralizzi i processi decisionali di NATO ed EU. I contatti documentati con l'intelligence russa, la nomina di figure controverse ai vertici del SIS e la sistematica distruzione del sistema giudiziario indicano che la Slovacchia non è più un partner pienamente affidabile per i suoi alleati occidentali.
Il rischio maggiore risiede nella creazione di un precedente in cui la corruzione diventa il cavallo di Troia per l'infiltrazione russa, trasformando un paese democratico in una zona grigia di influenza autoritaria.
Senza una reazione coordinata delle istituzioni europee e un risveglio della società civile slovacca, il "modello Fico" rischia di diventare la norma per altri aspiranti leader illiberali nella regione.
Questo articolo si basa su un'analisi geopolitica documentata delle relazioni tra Slovacchia e Russia, che ha esaminato scandali di corruzione ("Gorilla", "Súmrak", "Očistec"), collegamenti con criminalità organizzata internazionale, contatti con servizi di intelligence russi (SVR, GRU, FSB), dipendenze energetiche strategiche, e pattern di smantellamento dello stato di diritto nel periodo 2005-2025.