Mentre l'Europa affronta la più grave crisi di sicurezza dal 1945, un leader che si proclama atlantista ed europeista coltiva un'alleanza strategica con chi vuole smantellare l'Unione e normalizzare l'aggressore russo. Questo è il paradosso Meloni: non tradisce con atti espliciti, ma con scelte di campo che servono oggettivamente gli interessi di Vladimir Putin.
Il Paradosso della Premier Atlantista
Nel gennaio 2025, mentre le bombe russe continuavano a cadere sulle città ucraine, Giorgia Meloni si presentava a Mar-a-Lago per incontrare Donald Trump. Le fotografie dell'incontro mostravano sorrisi e strette di mano, la retorica parlava di 'rinnovata partnership transatlantica'. Ma dietro la facciata diplomatica si nascondeva una verità scomoda: la premier italiana stava consolidando un'alleanza con l'unico leader occidentale apertamente allineato con Vladimir Putin.
Questo non è un giudizio morale ma un'analisi geopolitica basata su fatti documentati. Meloni non ha mai espresso sostegno esplicito alla Russia. Ha votato per le sanzioni, ha inviato armi a Kiev, ha ospitato Zelenskyy a Roma. Eppure, la sua scelta di legarsi strategicamente a Trump — un presidente che ha ritirato l'assistenza militare all'Ucraina, ha normalizzato i rapporti con Mosca e ha definito l'Europa un avversario — la colloca in una posizione di collaborazionismo indiretto con il Cremlino.
Il meccanismo è insidioso proprio perché non richiede coordinazione diretta o intenzionalità maligna. Basta condividere lo stesso 'ground ideologico' con attori che servono gli interessi russi perché le proprie azioni, per quanto apparentemente autonome, finiscano per rafforzare gli obiettivi strategici di Mosca: frammentare l'Unione Europea, indebolire la NATO, legittimare l'uso della forza per ridisegnare i confini.
Trump e Putin: Un Allineamento Documentato
La percezione di Donald Trump come attore filoputiniano non poggia su congetture ma su una sequenza documentata di azioni politiche che risalgono al 2016. L'indagine del procuratore speciale Robert Mueller ha stabilito in modo inequivocabile che il governo russo ha messo in atto un'operazione sistematica di interferenza elettorale per favorire la candidatura di Trump, includendo la manipolazione dell'informazione condotta dall'Internet Research Agency e operazioni di hacking contro il Partito Democratico.
Il Rapporto Mueller: Connessioni Accertate
Il Rapporto Mueller ha dettagliato numerosi collegamenti tra il governo russo e la campagna di Trump. Tra i fatti più rilevanti:
- Il progetto 'Trump Tower Moscow', perseguito da Michael Cohen per conto di Trump tra il 2015 e il 2016 mentre quest'ultimo era candidato alla presidenza, creando un legame di dipendenza potenziale dal Cremlino durante la fase critica della selezione del leader americano
- L'incontro alla Trump Tower del 9 giugno 2016 tra Paul Manafort, Donald Trump Jr., Jared Kushner e cittadini russi, dopo che Trump Jr. era stato informato che i russi possedevano informazioni compromettenti su Hillary Clinton fornite dal governo russo
- Le menzogne sistematiche degli associati di Trump (Flynn, Papadopoulos, Gates, Cohen) agli investigatori federali riguardo ai loro contatti con i russi, con 37 incriminazioni e 7 dichiarazioni di colpevolezza
- Il vertice di Helsinki del 2018, dove Trump ha pubblicamente accettato le smentite di Putin circa l'interferenza elettorale, disconoscendo le conclusioni delle sue stesse agenzie di intelligence
2025: L'Istituzionalizzazione del Filoputinismo
Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca nel 2025, la postura di vicinanza a Mosca si è trasformata da atti isolati in politica estera strutturata. Il 12 febbraio 2025, Trump ha tenuto un colloquio telefonico di 90 minuti con Putin per avviare negoziati diretti sulla fine della guerra in Ucraina, escludendo gli alleati europei e la leadership ucraina dai processi decisionali. Questo colloquio ha preceduto di ore la telefonata con Zelenskyy, a cui Trump ha effettivamente imposto i termini già concordati con il Cremlino.
La reazione russa è stata di giubilo. Dmitry Peskov e Alexei Pushkov hanno lodato la posizione della nuova amministrazione come 'molto più attraente', mentre i media di stato russi hanno titolato che Trump aveva 'firmato la condanna a morte di Zelenskyy'. Il 19 febbraio, Trump ha accusato apertamente Kiev di aver iniziato la guerra e ha esercitato pressioni su Zelenskyy affinché tenesse elezioni sotto legge marziale, riecheggiando una delle richieste chiave di Mosca.
| Data | Evento | Azione Trump |
|---|---|---|
| 12 Feb 2025 | Chiamata Trump-Putin | Accordo bilaterale per negoziati escludendo UE |
| 19 Feb 2025 | Attacco a Zelenskyy | Trump definisce il leader ucraino un "dittatore" |
| 24 Feb 2025 | Voto ONU | USA votano contro condanna invasione russa |
| 1 Mar 2025 | Cyber Policy Shift | Russia non più considerata minaccia cyber |
| 3-5 Mar 2025 | Congelamento Aiuti | Sospensione assistenza militare e intelligence sharing |
La National Security Strategy 2025: L'Europa come Nemico
Il documento più significativo che dimostra il riorientamento pro-russo di Trump è la National Security Strategy rilasciata nel dicembre 2025. Questo documento di 33 pagine segna una rottura drammatica con la strategia del 2017 e con la politica estera americana degli ultimi settant'anni. La NSS 2025 non identifica la Russia come avversario o minaccia, ma parla di raggiungere la 'stabilità strategica' con Mosca.
La Narrazione della 'Cancellazione Civiltà'
Mentre la Russia viene trattata con deferenza, l'Unione Europea e i suoi governi liberali vengono descritti come i veri avversari. La sezione 'Promoting European Greatness' accusa l'Europa di affrontare il 'prospetto della cancellazione della civiltà' a causa delle politiche migratorie. Il documento adotta esplicitamente il linguaggio della 'Grande Sostituzione', suggerendo che entro pochi decenni alcuni membri della NATO diventeranno a 'maggioranza non europea'.
Questa retorica non è solo descrittiva, ma prescrittiva. La strategia chiede agli Stati Uniti di 'coltivare la resistenza' all'interno delle nazioni europee contro i loro stessi governi, definiti come 'instabili governi di minoranza' che calpestano i principi democratici per sopprimere l'opposizione patriottica. Questa è un'interferenza diretta nella sovranità degli alleati europei, orchestrata da una Casa Bianca che vede nei partiti di estrema destra i propri unici interlocutori legittimi.
L'accoglienza di questo documento a Mosca è stata positiva. Il portavoce del Cremlino, Peskov, ha dichiarato che la strategia è 'ampiamente coerente' con la visione russa del mondo. Al contrario, il cancelliere tedesco ha definito elementi della strategia 'inaccettabili', mentre Antonio Costa ha accusato Washington di lanciare una 'minaccia di interferire nella politica europea'.
Meloni nell'Orbita MAGA: La Sincronia Ideologica
In questo scenario di frammentazione transatlantica, la posizione di Giorgia Meloni assume rilevanza geopolitica fondamentale. La premier ha cercato di interpretare il ruolo della 'pragmatica radicale', tentando di bilanciare la lealtà formale all'UE e alla NATO con una profonda affinità ideologica verso il movimento MAGA. Ma questa strategia di 'bilanciamento' nasconde rischi profondi.
Dal CPAC a Mar-a-Lago
La partecipazione di Meloni ai forum conservatori americani come il CPAC e il suo incontro a Mar-a-Lago nel gennaio 2025 dimostrano una volontà di accreditarsi come l'interlocutore privilegiato di Trump in Europa. Nel suo discorso al CPAC, Meloni ha ricalcato le narrazioni trumpiane sulla protezione dei valori occidentali contro una 'sinistra radicale' che vorrebbe cancellare l'identità nazionale.
Sebbene abbia continuato a parlare della necessità di una 'pace giusta' in Ucraina, il suo rifiuto di criticare apertamente il disimpegno di Trump e la sua decisione di lodare il 'cambio di passo' americano verso la Russia — nonostante questo cambio di passo fosse di fatto una resa alle richieste del Cremlino — indicano una sottomissione politica alla leadership MAGA.
Il pericolo risiede nel fatto che la narrazione russa della 'guerra culturale' è lo strumento principale utilizzato dal Cremlino per dividere le democrazie occidentali. Adottando questo linguaggio, Meloni indebolisce la coesione europea necessaria per contrastare la minaccia ibrida russa. Gli analisti dell'European Council on Foreign Relations hanno rilevato che l'ambiente politico italiano rimane un 'terreno fertile per l'influenza russa', con leader che non esitano a suggerire il ritiro del sostegno militare all'Ucraina in nome di una 'pace' che ricalca i desiderata di Mosca.
I Legami Formali della Lega con il Cremlino
Se per Meloni il collaborazionismo può apparire come conseguenza indiretta della sua strategia politica, per il suo principale alleato di governo, Matteo Salvini, i legami con la Russia sono espliciti e documentati. L'accordo tra la Lega e il partito di Putin, 'Russia Unita', siglato nel 2017 e rinnovato automaticamente nel 2022 poco dopo l'invasione dell'Ucraina, rimane un canale di influenza diretta mai interrotto formalmente.
L'Inchiesta 'Metropol'
Questa connessione si inserisce nel contesto dell'inchiesta 'Metropol', che ha svelato una trattativa a Mosca nel 2018 per finanziare la Lega con i proventi di una compravendita di petrolio russa. Recenti indagini hanno identificato tra i partecipanti russi Andrey Kharchenko, un ufficiale del Quinto Servizio dell'FSB, l'unità russa incaricata di destabilizzare le democrazie estere e di interferire nella politica straniera.
Kharchenko, protettore del filosofo fascista Aleksandr Dugin, agiva come ponte tra il Cremlino e i movimenti populisti europei. Il Copasir ha evidenziato come questa rete di influenza si attivi nei momenti chiave del dibattito parlamentare, promuovendo narrazioni che colpevolizzano le sanzioni occidentali per l'aumento dei prezzi dell'energia, proprio come suggerito dai documenti di propaganda del Cremlino.
Quando Meloni decide di ignorare queste dinamiche o di non imporre al suo vicepremier una rottura formale con Russia Unita, accetta di fatto una convivenza con agenti di influenza russa all'interno della propria compagine governativa. Questo aspetto non è trascurabile: mostra chiaramente che la distanza retorica dalla Russia non si traduce in un reale cambiamento operativo.
Il Collaborazionismo Indiretto: Meccanismi e Conseguenze
Per comprendere perché condividere le posizioni di Trump comporti un collaborazionismo indiretto verso Putin, è necessario analizzare la natura della 'Grey Zone Warfare'. La strategia russa non mira necessariamente a una conquista territoriale dell'Europa, ma alla sua finlandizzazione e frammentazione. In questo quadro, ogni azione che indebolisce le istituzioni multilaterali (UE e NATO) serve gli interessi di Mosca.
I Tre Vettori del Collaborazionismo
Il collaborazionismo indiretto si manifesta in tre modi principali:
- Validazione delle narrazioni aggiranti: Quando Trump o i suoi alleati europei incolpano Zelenskyy per la guerra o descrivono l'invasione russa come reazione legittima all'espansione della NATO, forniscono copertura morale e politica all'aggressione di Putin
- Erosione della difesa collettiva: La minaccia di ritirare il supporto NATO o di lasciare che la Russia faccia 'ciò che vuole' ai membri morosi distrugge la deterrenza dell'Articolo 5, incoraggiando Putin a testare i confini dell'alleanza
- Destabilizzazione interna via Proxy: La NSS 2025 invita gli USA a intervenire nella politica interna europea per sostenere i partiti di estrema destra contro i governi in carica, creando instabilità permanente che distoglie risorse dalla difesa contro la Russia
Non è necessaria una coordinazione diretta tra Trump, Putin e Meloni per produrre risultati allineati. È sufficiente che condividano lo stesso 'ground comune' ideologico — centrato sulla lotta al globalismo e al liberalismo — perché le loro azioni si rafforzino a vicenda in un ciclo di feedback positivo per il Cremlino.
L'Unione Europea come Vittima Collaterale
Le conseguenze di questo allineamento sono già visibili e minacciano di diventare irreversibili. La riduzione della presenza americana in Europa, invocata dalla NSS 2025, lascia l'Europa vulnerabile non solo militarmente ma anche economicamente. Se la 'pace di Trump' dovesse concretizzarsi secondo i termini discussi con Putin, l'Ucraina cesserebbe di essere uno stato sovrano vitale.
Il Collasso Ucraino e la Crisi Migratoria
Il congelamento del conflitto senza garanzie di sicurezza porterebbe a un collasso economico e sociale di Kiev, con il rischio di un esodo di decine di milioni di rifugiati verso l'Europa occidentale. Questo scenario alimenterebbe ulteriormente la narrazione della 'cancellazione civiltà' e della crisi migratoria su cui Trump e i suoi alleati europei costruiscono il proprio consenso, creando un circolo vizioso di instabilità che giova esclusivamente a Mosca.
La Perdita di Rilevanza Strategica dell'Italia
Per l'Italia, allinearsi con Trump e accettare la sfera d'influenza russa ridurrebbe la sua rilevanza strategica e aumenterebbe la vulnerabilità nel Mediterraneo Allargato secondo la NSS 2025. La Russia, attraverso i suoi proxy in Africa e la sua presenza in Libia e Siria, controlla già rotte migratorie e risorse energetiche fondamentali per Roma.
Senza il supporto di un'Europa unita e di un'alleanza transatlantica solida che veda nella Russia una minaccia da contenere, l'Italia è destinata a diventare un satellite di potenze esterne, nonostante la retorica della 'sovranità nazionale'. Il paradosso è che invocando la sovranità nazionale in chiave anti-europea, Meloni finisce per consegnare l'Italia a una dipendenza ancora più profonda da attori esterni.
Conclusioni: La Scelta di Campo che l'Italia Non Può Evitare
L'analisi dei fatti presentata dimostra che Donald Trump agisce come il principale facilitatore degli interessi geostrategici russi all'interno del sistema occidentale. La sua condotta dal 2016 al 2025, culminata nella National Security Strategy 2025 e nel ritiro del supporto all'Ucraina, configura una posizione filoputiniana che mira alla distruzione dell'Unione Europea e alla marginalizzazione della NATO.
In questo contesto, la scelta di Giorgia Meloni di condividere le posizioni di Trump e di mantenere all'interno del proprio governo partiti legati formalmente al Cremlino non può essere interpretata come semplice scelta tattica. Si tratta di una forma di collaborazionismo indiretto che fornisce a Putin gli strumenti politici per dividere l'Occidente.
Sebbene Meloni possa essere mossa da sincera affinità ideologica o dal desiderio di garantire all'Italia un posto privilegiato accanto alla nuova superpotenza MAGA, le conseguenze oggettive delle sue azioni sono l'indebolimento della sicurezza europea e la legittimazione dell'aggressione russa. Il collaborazionismo indiretto è insidioso proprio perché non richiede consapevolezza piena: basta servire gli stessi obiettivi del nemico per diventarne, di fatto, un alleato.
La sfida per l'Europa e per le istituzioni democratiche italiane sarà riconoscere questa dinamica prima che il disallineamento diventi irreversibile. La resilienza contro le minacce ibride russe richiede una coesione che la postura di Trump e la vicinanza di Meloni mettono deliberatamente in discussione. L'Unione Europea non è solo un'istituzione burocratica o un mercato comune: è il presidio della democrazia, dello stato di diritto e della sicurezza collettiva che ha garantito pace e prosperità per settant'anni.
Senza una netta inversione di tendenza e una riaffermazione della centralità dei valori liberal-democratici e dell'integrazione europea, l'Italia rischia di scivolare verso un'area di influenza grigia, contribuendo involontariamente al successo del piano di Vladimir Putin per un nuovo ordine mondiale post-occidentale. La storia giudicherà chi ha scelto la comoda illusione dell'alleanza con i forti del momento, tradendo la costruzione paziente di un'Europa unita che rappresenta l'unico baluardo credibile contro l'autoritarismo del XXI secolo.
Fonti
Mueller Special Counsel Investigation
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- American Bar Association, 'Mueller finds no collusion with Russia, leaves obstruction question open', 2019
- CSIS, 'Russian Meddling in the United States: The Historical Context of the Mueller Report', 2019
Trump Administration 2025 e Politica verso la Russia
- The Guardian, 'How Trump is driving US towards Russia – a timeline', 2025
- PBS News, 'Russian officials rejoice after Trump ditches 3 years of U.S. policy on Ukraine', 2025
- Yahoo News Canada, 'Trump Backs Off Promise to Sanction Russia for Ukraine War', 2025
- The Guardian, 'Ukraine war briefing: Shock as Trump aid freeze hits Ukrainian causes', 2025
National Security Strategy 2025
- TIME Magazine, 'Trump's National Security Strategy Sparks European Backlash', 2025
- Modern Diplomacy, 'Decoding Trump's America First Doctrine: What his National Security Strategy Revealed', 2025
- Providence Magazine, 'Trump's National Security Strategy Delivers a Troubling Message to Europe', 2025
- The Parliament Magazine, 'Trump's foreign policy seeks to undermine the EU — and strengthen Europe's nationalists', 2025
- Post Alley, 'Trump's New National Security Strategy: Europe's Crap, NATO's Weak', 2025
Meloni e la Relazione con Trump
- The Conservative, 'Meloni's Speech at CPAC: Let's Defend Western Values', 2025
- Ukrainska Pravda, 'Italy's PM praises Trump's tougher stance on Russia amid Ukraine war', 2025
- IAI Istituto Affari Internazionali, 'Giorgia Meloni's Italy between Trump and Europe', 2025
- Georgetown Journal of International Affairs, 'Giorgia Meloni's Strategic Balancing Act', 2025
- European Interest, 'AfD, Marine Le Pen and other patriots ready to align with Trump and Putin', 2024
Lega e Legami con la Russia
- Il Foglio, 'Cosa dice l'accordo (rinnovato nel 2022) che unisce il partito di Salvini e quello di Putin', 2022
- Open, 'Matteo Salvini e il patto con Russia Unita: L'accordo tra la Lega e Putin mai sciolto', 2022
- Radicali.it, 'Il testo dell'accordo tra Lega e Russia Unita', 2017
- The Black Sea, 'Plot to Channel Millions from Russia to Italy's Ruling Lega Party', 2019
- The Insider, 'How the FSB tried to buy an Italian political party', 2019
- The Guardian, 'Italian prosecutors investigate League over alleged Russian oil deal claims', 2019
Analisi Strategiche e Sicurezza
- ECFR, 'Democratic defence: Come l'Italia può guidare la lotta alla disinformazione russa', 2024
- ECFR, 'Reality show: Why Europe must not cave in Trump's culture war', 2025
- Atlantic Council, 'Experts react: What Trump's National Security Strategy means for US foreign policy', 2025
- Safety & Security Magazine, 'Relazione 2025 sulla Sicurezza Nazionale: un mondo in crescente instabilità', 2025
- Confindustria, 'SISTEMA ITALIA 2025', 2025